YUGEN

Chi pensa che i libri non servano a niente è un Babbano! Ovvero, i libri che hanno cambiato il mio modo di vedere le cose.

La faccenda più sciocca che mi sia capitato di sentire e leggere da diverse persone, è che i libri non sono la realtà e sarebbe meglio vivere la vita e ubriacarsi di esperienze reali piuttosto che leggere quelle raccontate da qualcun altro. Ovviamente non in questi modi, perché sappiamo bene quanto gli esseri umani possano essere ignoranti.

In ogni caso: leggere libri non equivale solo a bagnarsi i piedi in fiumi magici o veri che siano, leggere libri è soprattutto uno studio, spesso involontario, dei sentimenti e delle emozioni umane ed è ovvio che realtà e scrittura siano due cose diverse, altrimenti avrebbero avuto lo stesso nome. Mi spiego meglio: la lettura ci regala un’esperienza unica, paragonabile, forse, alle prime scoperte di un neonato che non conosce il mondo e lo assaggia, lo tocca e non ha paura di farlo.

Così, come studiare ci fa apprendere cose nuove, leggere qualcosa, ci fa assorbire emozioni e pensieri che non sono i nostri, belli o brutti che siano, questo dipende da quanto lo scrittore è bravo a scrivere o da quanto siamo sensibili noi a certi argomenti. L’empatia è uno di quei doni gentilmente offerti dal prodotto libro, poiché attraverso il dolore del personaggio X, anche noi capiremo e soffriremo le pene dell’inferno per la sua sorte. L’esperienza libro è un po’ come una realtà virtuale, dove, a seconda della nostra consapevolezza nei riguardi della realtà circostante, ci troveremo a viverla in maniera più o meno intensa.

Ma passiamo alla pratica. Vi parlerò di alcuni libri che hanno cambiato il mio modo di pensare a causa delle esperienze dei personaggi di cui ho sbirciato le vite. Poi certo, c’è la quotidianità, maestra indiscussa di esperienze personali.

9788851131364_0_0_1384_80Papà Gambalunga, un romanzo che mi ha trasmesso l’amore per la scrittura epistolare e la speranza che anche chi è solo al mondo possa trovare il suo colpo di fortuna ed essere amato e apprezzato per come è. Avevo dieci anni se non ricordo male, chi, può regalare così tanto a una bambina di dieci anni in sole poche ore di lettura? In seguito ho scritto così tante lettere che ho perso il conto.

Link al libro: Papà Gambalunga

Il diario di Anna Frank, qualcosa di speciale. Lo lessi a tredici anni e le sue parole mi arrivarono nel petto come una palla di cannone. C’ero anch’io in quell’alloggio segreto dove erano nascosti, e il mio cuore palpitava di fronte all’amore tenero fra lei e Peter, sbocciato proprio lì dentro. Certo, qui non parliamo di voli fantastici, qui è tutto reale e documentato, comprese le angosce di una famiglia costretta a nascondersi e a razionare il cibo, parliamo di una storia così bella e così dolorosa, vista da una ragazzina di tredici anni (l’età di Anna quando scrisse il diario) e da un’altra ragazzina della stessa età che legge, che non si può descrivere a parole il grado di empatia che mi suscitò, credo si possa parlare di Yugen, dove vedi quello che accade ma non sai fino in fondo come andranno le cose e nonostante il cuore di una diario_di_anna_frankgiovane donna, descriva ciò che le accade con quella piccola speranza che tutti gli adolescenti hanno nel cuore, non puoi non essere terrorizzata insieme a lei. Cosa mi ha lasciato Anna? L’eredità della disumana, consapevole, coscienza, di alcuni esseri umani e la capacità di non perdere mai la speranza e di vedere il bello. Sono passati molti anni da allora, ma non ho mai smesso di pensare a lei con amore.

Link al libro: Diario

Jane Eyre. Un capolavoro di amore assoluto. Un libro che mi ha regalato il desiderio di scrivere e creare qualcosa che fosse vivo. Ve lo confesso, è il mio testo del cuore, quello che colleziono in tutte le lingue del mondo, quello che parla di una donna così forte che 2e54de64963fe13b800638e21cd6dbf0niente e nessuno piega. La storia d’amore più giusta che si potesse mettere in atto nel 1847, il racconto di una passione, quella per la sua vita, di una bambina orfana e povera che solo grazie alla sua caparbietà, otterrà molte cose dalla vita.

Link al libro nella mia versione favorita: Jane Eyre

1984 e il mio ingresso nella distopia. 

Per distopia si intende la descrizione di una società immaginaria spaventosa. Il termine, è stato coniato come contrario di utopia ed è utilizzato soprattutto  in riferimento alla creazione di una società fittizia futura, risultato di un passato abusato che ha poi portato conseguenze negative in ambito sociale, politico o tecnologico.

Un libro che mi ha mostrato chiaramente cosa voglia dire scrivere, e cosa significhi farlo dannatamente bene. Come Jane Eyre è un’eroina che quasi esce dalle pagine del suo libro, così Winston ti afferra per i capelli e ti trascina dentro quella storia maledetta e ti fa provare quello che prova lui. Nascondersi o ubbidire, scappare e rinnegare, amare o rinunciare, che cosa dovrei fare io che sto leggendo? Perché devo assistere impotente a quello che succede a Winston e 1984-book-coverJulia? Che rabbia ho provato, tutta la rabbia dei miei diciassette anni. Tuttavia, in seguito ho continuato con la distopia, vi avverto, se lo leggerete non potrete non amarlo pazzamente perché è un misto di sofferenza e piacere che vi spingerà a leggerlo avidamente. Se poi avete 17 anni e tanti ormoni rivoluzionari in circolo, ancora meglio.

Link al libro:  1984

Vi riporto tutte le trame, casomai vi venisse voglia di leggerli o regalarli.

Grazie per avermi letta e al prossimo post 🙂

Romina

Jerusha Abbot è una trovatella, abbandonata in fasce dai suoi genitori (probabilmente deceduti). Non si sa nulla della sua famiglia: il suo cognome è stato preso a caso dall’elenco telefonico (Abbot è nella prima pagina) e il suo nome da una tomba del vicino cimitero.
Alla soglia dei 18 anni, terminate le scuole superiori, la ragazza sembra ormai destinata a rimanere nell’orfanotrofio come istitutrice, ma un ignoto e ricco membro del consiglio dell’istituto, colpito dal suo talento nello scrivere, decide di diventare suo tutore e le offre la possibilità di frequentare l’università. L’ignoto benefattore che desidera rimanere anonimo (si farà chiamare John Smith) pone come unica condizione che Jerusha gli scriva periodicamente per tenerlo al corrente dei suoi progressi nello studio e nella vita. L’unica immagine che la ragazza ha di questo eccentrico personaggio, è la sua lunga ombra dalle gambe sottili proiettata contro una parete dalla luce radente dei fari della sua automobile: la ragazza deciderà quindi di soprannominare il suo tutore “Papà Gambalunga”.
Da questo punto il romanzo racconta la vita di Jerusha nei suoi quattro anni di università, così come viene riportata dalle lettere che periodicamente la ragazza scrive al suo tutore. Jerusha, per integrarsi meglio nell’ambiente alto-borghese in cui si trova, capisce subito che è opportuno celare la sua identità di orfana: si farà chiamare Judy e fingerà di essere una ricca ragazza di buona famiglia, con un tutore legale che amministra i suoi beni. Col passare del tempo, conosceremo quindi i personaggi che riempiranno la vita di Judy: Sallie McBright e Julia Pendleton, le sue compagne di stanza, Jimmy McBright, fratello maggiore di Sallie.
La storia è percorsa soprattutto dal mistero sulla vera identità di Papà Gambalunga: Judy vorrebbe incontrarlo per conoscere il suo benefattore, ma per qualche ragione, che lei non capisce, lui a tale desiderio risponde sempre negativamente. La rivelazione arriverà solamente all’ultima pagina, quando Judy ormai laureata, potrà scoprire finalmente l’incredibile vera identità del misterioso Papà Gambalunga.

Il diario di Anna Frank

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno immaginari, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. “Vedo noi otto nell’alloggio segreto come se fossimo un pezzetto di cielo azzurro circondati da nubi nere di pioggia”, ha il coraggio di scrivere Anne. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell’esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del Diario subì tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Ora il testo è stato restituito alla sua integrità originale, e ci consegna un’immagine nuova: quella di una ragazza vera e viva, ironica, passionale, irriverente, animata da un’allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni.

Jane Eyre

Molte delle esperienze dell’autrice ricorrono nei romanzi che scrisse, dei quali “Jane Eyre” è il più celebre. Jane, esplicito alter ego della scrittrice, dopo anni di stenti e di solitudine, diventa istitutrice presso la famiglia Rochester. Il padrone di casa, cinico, è conquistato dalla personalità della ragazza. Ma quando scopre che la moglie di Rochester, creduta morta, è ancora in vita, prigioniera della pazzia, Jane fugge abbandonando l’uomo che le aveva chiesto di sposarlo. Sarà un enigmatico presentimento a farla tornare indietro e a preparare lo sviluppo finale del romanzo.

1984

L’azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l’anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c’è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un’esistenza “sovversiva”. Scritto nel 1949, il libro è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo.

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