La memoria dell’acqua, una graphic novel firmata Tunué

photostudio_1494927478198Una casa sulla scogliera, un vecchio considerato pazzo dagli abitanti del villaggio e una bambina intelligente e curiosa. Gli ingredienti per una bella storia ci sono tutti direi e così è.

Il racconto di formazione di una giovane “pulce”, che si approccia alla maturità attraverso prove iniziatiche ad opera dell’acqua.

Marion e sua madre Caroline, tornano al villaggio di infanzia di Caroline in seguito alla rottura di quest’ultima con suo marito – uno scrittore invaghitosi di una ragazzina del suo ambiente – per cercare di ricucire i pezzi di una vita andata diversamente da come l’avevano progettata. Sarà tutta una scoperta e in questo i disegni vi aiuteranno, conducendovi nel dettaglio, dentro la nuova e impolverata casa, mostrandovi tutto lo splendido panorama che la circonda e facendovi vivere attimi di quotidianità con madre, figlia e persone del luogo. Marion, curiosa per natura, si spingerà sempre oltre i limiti geografici imposti dall’alta marea, dalle scogliere a picco, dai luoghi misteriosi e lugubri, scoprendo sempre di più il segreto che alberga nel villaggio; l’identità del vecchio guardiano del faro sarà la chiave che scioglierà tutti i misteri.  Continua a leggere

L’attesa

Ho letto un libro che mi ha ricordato quanto, attendere qualcosa, possa essere utile. C’è quello spazio fra l’attesa e la fine di essa che può essere riempito di crescita. E voi penserete: – Ma quale crescita? E di chi? -. Ovviamente la nostra crescita personale. Quando non c’era facebook e non ci potevamo intromettere continuamente nella vita degli altri, che facevamo? Usavamo quello spazio libero per mettere noi al centro di tutte le cose che volevamo fare, belle o brutte che fossero. Nel presente è diverso, soprattutto chi vive in città lo sa: non si gioca più tanto a campana e in generale, non si telefona più alla ragazza che ci piace passando prima per la nonna o per il padre:

– Scusi, buon… buonasera… c’è Linda in casa? Sono Marco –

Non c’è più quella famosa cabina rossa in mezzo alla strada sempre occupata quando ci serviva, e non si usa più la cassetta con i nastri che svolazzavano e bisognava arrotolarli con una Bic.

Prima, tutto aveva un tempo, ora il tempo è tutto e questo tutto va fatto il più velocemente possibile. La serenità del non fare niente è quasi un senso di colpa a cui siamo disposti a rinunciare pur di fare qualcosa, anche se si tratta di farci venire gli occhi rossi per tutte le ore che scrolliamo il telefono osservando le immagini che abbiamo sotto gli occhi. Continua a leggere